in generale

Sono una persona fortunata perché ho sempre avuto l'opportunità di fare quello che volevo. Questo non significa che sia stato facile, anzi; ma nel calcolo tra il dare e l'avere posso ben dire che il saldo è in attivo. Un'infanzia felice e spensierata in una incontaminata e tranquilla periferia milanese, un'adolescenza piena di progetti fatti con gli amici del cuore, lavoro divertente, benessere, la moglie desiderata, musica, giorno e notte, il privilegio di lavorare con la miglior artista di ogni tempo, il coraggio di cambiare tutto, la felicità nel dare, un grande amore per la vita, la costante presenza di Dio, ovunque intorno a me e dentro di me. E non è ancora finita, no, c'è ancora da fare prima di sentirmi soddisfatto, prima di poter dire che ho trovato e dato un vero senso alla mia vita.

la svolta

Non avevo nessuna voglia di salire su quell’aereo destinazione NOSY BE in Madagascar 22 luglio 2006. La settimana prima mio padre ci aveva lasciato ed io avevo il terrore dell’aereo; una vacanza in Africa non mi attirava,era così bello gli altri anni passati ad Ugento!! Erano queste le mie riflessioni all’interno dell’aeroporto di Malpensa senza sapere che stava per iniziare una delle esperienze più belle della mia vita.
Il villaggio vacanza era straordinario,palme,piscina ,aria condizionata cibo buonissimo ma dopo quattro giorni ne avevo già le scatole piene;pensavo,ho preso l’aereo ho fatto un viaggio di nove ore per restare sempre chiuso qui dentro.Tanto valeva stare ad UGENTO!!
Per cui,dato il mio spirito di avventura,mi dissi che non sarebbe stato male uscire e vedere cosa c’era fuori.Tanto ormai dovevo stare lì,all inclusive,per due settimane.Nessuno dei compagni era intenzionato a muoversi così affittai una moto e mi avventurai da solo alla scoperta dell’Africa nera! Sono bastati 2 km per rendermi conto di quanto sia tutto relativo nella vita,di quanta bellezza,di quanta serena povertà ero circondato,di quanto tempo perso in illusioni e,non mi vergogno a dirlo,mi misi a piangere di commozione. 
Intorno a me gente che più povera non si può ma che mi sorrideva mostrando denti che non trovi nemmeno nelle più belle pubblicità, gente che si dimostrava intensamente amica, che mi diceva “ciao amico”, gente che,chinata sul fuoco acceso per terra davanti a casa per preparare il pasto serale,mi invitava a cena.
Ecco, li ho smesso di correre,ho rallentato fino a fermarmi e ho cominciato a guardarmi bene intorno, con calma ed ho visto un mondo intorno a me di cui non conoscevo neppure resistenza.
In quel preciso istante iniziava il mio futuro.
Nei giorni successivi cominciai a pensare che quello poteva essere il mio nuovo mondo, discussioni con gli amici e, inutile dirlo, con mia moglie e con mio figlio. Eppure era scattato qualcosa che non potevo fermare, che nessuno avrebbe potuto fermare. Dovevo fare qualcosa per quella gente povera ma soprattutto per me. Ma verso la fine della vacanza capii che qualsiasi cosa avessi voluto fare lì,a Nosy Be, sarebbe stato un atto di prevaricazione, una violenza, significava inquinare qualcosa di estremamente pulito, semplice e soprattutto felice, anche senza energia elettrica. 
Al mio ritorno approfittai allora dell’invito mai accettato di carissimi amici di passare una vacanza in Kenya nella loro villa a Malindi. 
Era Pasqua del 2007 
Io,mia moglie e mio figlio volammo a Malindi ospiti dei nostri amici nella loro villa accudita da James e finalmente entrammo in contatto con la vera Africa.
Completamente diversa dall’isola di Madagascar, Malindi ci accolse con tutte le sue meraviglie ma soprattutto con tutte le sue brutture e i suoi paradossi. Un mondo completamente diverso, soprattutto contaminato da tutto ciò che si può usare per contaminare l’immacolato. Corruzione, pericolo di malattie, morte ad ogni angolo, sporcizia, caos e anarchia, desiderio di occidentalizzazione ma negli aspetti più deleteri. Soprattutto un’invalicabile confine tra ricchezza spropositata e povertà, l’una a stretto contatto con l’altra; senza che nessuna delle due, soprattutto la ricchezza, facesse un passo per alleggerire la differenza Come ero lontano dal paradiso di Nosy Be! Come rimpiangevo I villaggi e le isolette pieni di profumi, di fiori, animali, i bambini sorridenti, i genitori educati,gentili e ospitali. Eppure c’era ancora qualcosa in fondo a me che mi diceva si può fare. 
Sì, mi dicevo, ma cosa? Insegno musica, apro uno studio di registrazione, organizzo concerti, continuo a fare anche il talent scout? 
La mattina si andava in spiaggia, compagnia di ricchi, chi pensionato, chi affarista, chi semplicemente in vacanza. Le solite chiacchiere e chiaramente 1000 domande a noi ultimi arrivati (capirai, non aspettano altro che arrivi qualcuno nuovo per riprendere colore e avere motivo di discussione con argomenti nuovi, motivo poi per parlarne tra loro ”Belle persone, sembrano così giovani, il figlio poi così educato..);  ma questo solo dopo il primo incontro e dopo le presentazioni, perché poi…… 
Era Pasqua e come di consuetudine anche a Malindi le scuole chiudono e si va in vacanza. Così, mattina dopo mattina, cominciai a vedere arrivare in spiaggia pulmini miracolosamente funzionanti carichi di bambini. Venivano scaricati insieme alle maestre e tenuti lontani da noi perché non dovevano disturbare. Notai subito che pochi gruppi erano in divisa mentre la maggior parte dei bambini erano semplicemente coperti. Nell’acqua però erano tutti uguali, come tutti i bambini del mondo, E si divertivano come matti sotto lo sguardo attento delle maestre
Naturalmente, pur non sapendo una sola parola di swahili,  io li facevo giocare, facendo cose stupidissime come, per esempio, far finta di inciampare e cadere e questo solo perché loro ridevano dicendo una parola che significava “ancora”. 
Mi chiamavano PAPA. Poi sparivano tutti verso l’ora di pranzo dietro una costruzione abbandonata in rovina. Io  tornavo a casa per il pranzo.
Mi incuriosiva però questa sparizione così dopo pochi giorni li ho seguiti. Si radunavano in cerchio per mangiare ma quelli che mangiavano di più e avevano anche da bere erano quelli in divisa. 
Una maestra appena mi vide mi fece segno di allontanarmi ma fu la scusa per farmi avvicinare di più, per capire;allora un’altra, forse più anziana, mi spiegò in  inglese che quelli senza divisa erano bambini orfani. Erano quasi il triplo di quelli in divisa e gli orfanotrofi non hanno soldi e i bambini si devono 
arrangiare con quello che si trova,qualsiasi cosa fosse, cibo, giochi, pizze, baci, Affetto… amore. Mi prese un nodo alla gola e chiesi perché fossero così tanti. Mi dissero colpa dell’AIDS. Mi venne istintivo un moto di rabbia interiore, la maestra mi chiese un po’ di soldi per farli mangiare e bere un po’ di più,almeno quel giorno. Le diedi tutto quello che avevo. Soprattutto capii che cosa avrei dovuto fare in Africa,capii perché io ero in Africa. Un orfanotrofio!
Non fu facile spiegarlo ai miei ma la mia determinazione faceva paura, la mia determinazione a quel punto era un muro che avrebbe respinto qualsiasi attacco. Nella mia mente cominciava a nascere il progetto. 
Pensavo solo a quello, anche dopo il rientro in Italia;quante volte, vedendomi assorto Alessandra,mia moglie, mi diceva:”Sei laggiù? io ti vorrei qui con noi e così pure tuo figlio”
I miei non erano assolutamente contenti del posto, quella incredibile babele, quell’incredibile degrado.  Mi dicevano: ma tu non pensi a  noi, cosa fai, vai da solo? E tutto questo era un vero tormento, di giorno e di notte. 
In quei giorni il mio grande amico a Malindi era stato James il cameriere dei miei amici 
Anni 37,prete protestante,cinque figli,un sorriso grande come l’Africa, conosce e parla a modo suo l’italiano e cucina alla toscana dopo di 15 anni di scuola con mamma Antonina,la nostra amica padrona di casa;sempre pronto e molto sveglio,pronto a cogliere le occasioni. La domenica di Pasqua andammo nel suo villaggio per conoscere la sua famiglia e soprattutto per assistere alla “sua” messa che ogni domenica lui organizza nella sua casa (la Chiesa è un lusso) 
Con quella scusa cominciai a guardarmi intorno e quel villaggetto poteva essere un posto perfetto per il mio orfanotrofio;c’era tanto terreno da comprare per costruire l’orfanotrofio e poi verde,tranquillità,suoni e colori. E il progetto così comincia a prendere forma nella mia testa e sono sempre più convinto ma c’è sempre la contrarietà di me moglie e mio figlio. Sento che devo parlare con qualcuno veramente amico che mi possa capire, che mi possa aiutare, che mi dica “Fallo, io sono con te, è una cosa bellissima.” 
Ho fatto il talent scout per almeno 25 anni, ho scoperto tanti bravi artisti e li ho aiutati a raggiungere il successo. La gioia in assoluto più grande però è stata conoscere e lavorare con Giorgia, la più grande cantante italiana, l’artista che ogni talent scout sogna di incontrare. Averla conosciuta e aiutata a raggiungere il successo è stato fantastico. Da anni però le nostre strade avevano preso direzioni diverse e solo in rare occasioni ci siamo visti e sentiti. 
L’amicizia però è rimasta forte. La chiamo e le dico che non si tratta di lavoro, risponde all’invito,la incontro, le parlo del progetto lei mi dice “fallo io sono con te,questo progetto è bellissimo!”.
Ero al settimo cielo perché non avrei mai sperato in una risposta così immediata e piena di entusiasmo e di collaborazione. 
L’altra grande figura amica del mondo discografico è Fabio Concato 
Ci vediamo in un momento suo particolarmente difficile, gli racconto tutto, lui e sua moglie Betty mi invitano per un weekend a casa loro in una famosa località marina. Io vado e si spalanca una porta immensa. Conosco una loro amica,Silvia e con lei entro in contatto con un mondo straordinario, il gotha della comunicazione in Italia. 
Tutti amici carissimi di Fabio e Betty. Nasce così un gruppo forte e compatto, estremamente deciso a fare di questo progetto qualcosa di straordinario e unico. L’entusiasmo è grande e coinvolgente, mia moglie comincia a cedere. 
A questo punto devo ufficializzare il progetto e decido di farlo costituendo una associazione. Però bisognava che le persone costituenti l’associazione fossero minimo tre. Con un atto meraviglioso mia moglie e mio figlio si offrono, astenendosi però da qualsiasi partecipazione attiva e così l’8 ottobre 2007 nasce la KARIBU ONLUS.
Comincia un lavoro di pubbliche relazioni spaventoso. Cerco tutte le persone che conosco, spiego progetto, cerco di coinvolgerle, di attirarle e di farle entrare nel gruppo. Per farlo sono quasi sempre in viaggio, destra e sinistra, sopra e sotto. Dimentico antipatie,soprusi,vecchie ruggini,passo sopra tutto perché il progetto lo esige,lo merita e lo impone. 
Una persona su tutte, agronomo equatoriale, ex Dirigente della FAO, 75 anni, di nazionalità inglese, di nome Andrew MacMillan, la mia luce,la mia guida,mi insegna tutto e quello che lui mi insegna io lo rivivo davvero quando sono laggiù. 
Dimentico il mio lavoro, i dischi, le canzoni,costantemente assorbito dal progetto..
Intanto Silvia organizza cene su cene invitando il mondo e nuovi adepti entrano nel gruppo. Tra questi Guido Rocca, un ragazzo di 25 anni. Fantastico, mi dice “io sono un ragazzo” fortunato posso avere tutto ma preferisco dividere il mio tutto con chi non ha le mie stesse possibilità. Ho vissuto sette mesi in una missione in Honduras e tre mesi in Nepal. Il progetto tuo è quello che ho sempre sognato e ti seguirò ovunque! Come non abbracciarlo? Io faccio questo passo a sessant’anni con tutto quello che lo ha generato, lui ne ha solo 25! 
Così si arriva alla fine dell’anno 2007,la televisione comincia mostrare immagini tremende dal Kenya… Morti e scontri violenti! Io mi dico “proprio adesso che decido di partire con un progetto in Kenia! Ma non demordo, programmo il viaggio a Malindi, dobbiamo andare avanti, mia moglie mio fratello si infuriano, la situazione sembra precipitare, è veramente una pazzia partire. 
Chiamo dei conoscenti a Malindi mi dicono che è tutto tranquillo, manca qualcosa, tipo benzina e coca-cola, ma per il resto calma piatta. Come se qualcosa si stesse accanendo contro di me e contro il mio desiderio, arrivano sempre più notizie di morti anche a Malindi, ma non sono correlate alla politica ma alla criminalità normale.
Io e Guido decidiamo di partire, sono tutti contro ma il 4 gennaio 2008 partiamo. Sull’aereo siamo in 22 l’ed il viaggio è magnifico. Arriviamo a Mombasa via Zanzibar, La situazione è molto tranquilla,all’aeroporto ci aspetta il nostro caro amico autista Baya che ci porta a Malindi in poco più di due ore e troviamo la solita tranquilla confusione. Avevo con me l’ il denaro per comprare il terreno nel villaggio di James ma James ha una sorpresa per noi. Clamorosa. In pratica ci dice che nel villaggio in cui lui è nato i suoi parenti hanno tanto terreno da darci,non solo ma anche gratis per il progetto! Non crediamo alle nostre orecchie e decidiamo di andarlo a vedere subito il giorno dopo ed è così che facciamo la conoscenza di Chakama a 60 km da Malindi,nell’interno,in prossimità del Parco naturale dello TSAVO, il più grande del Kenya,un vero paradiso.
Il primo incontro fu con il sindaco nel suo ufficio. Poi tutti a vedere il terreno,10 ettari! Sono stordito, dal sole, dal turbinio di pensieri, dalla gentilezza della gente, dalla fatica, dall’emozione di essere immersi in un mondo incontaminato, poverissimo ma dignitoso, completamente diverso da Malindi. Ecco la nostra Africa,pensavamo io e Guido guardandoci attoniti. 
C’è un fiume, c’è un laghetto, c’è tutto da fare senza la paura di contaminare, di esagerare, il progetto prende una nuova forma, quella definitiva che non è più un  semplice orfanotrofio. Noi adottiamo l’intero villaggio e stabiliamo di portarlo all’indipendenza economica ed alimentare nel giro di cinque anni fornendo i mezzi e le strutture perché ciò possa essere raggiunto.
Incontriamo la comunità per raccontare le nostre intenzioni, il nostro progetto. L’incontro avviene sotto un albero immenso e sotto l’albero ci sono circa trecento persone. Quello che succede durante l’incontro è emozionante al punto tale che mi domando chi in quel momento avesse più bisogno di aiuto, se loro o noi poveri piccoli occidentali. Una lezione di democrazia e civiltà. Ci accettano e ci ringraziano dicendosi dispostissimi a fare tutto il necessario. Quello che succede nei giorni successivi è così incalzante che non ci accorgiamo che mancano solo due giorni a partire. Allora torniamo a Chakama per riempire gli occhi e lo spirito e fare nuove amicizie, soprattutto torniamo con montagne di pacchi di farina da regalare. Guido scatta migliaia di foto soprattutto ai bambini.
Torniamo in Italia sazi di bellezza,di energia e di entusiasmo. Guido è felicissimo, io ringrazio Dio durante tutto il viaggio e il mio futuro è sempre meno futuro 
Durante il nostro soggiorno a Malindi abbiamo anche stretto una partnership con un ente governativo che ci supporterà in tutto e per tutto a maggior ragione dal momento che il villaggio è per loro un’assoluta priorità in quanto nell’area più povera del distretto di Malindi;tutto torna, il disegno comincia a prendere forma.
La prima persona a vedere le foto fu mia moglie. Rimane colpita, comincia a pensare, mi chiede di portare anche lei il prossimo viaggio perché vuole rendersi conto di persona. Le piace soprattutto il nuovo progetto. Anche i sostenitori cominciano a aumentare, cominciano anche ad arrivare donazioni, la madre di Guido organizza una festa straordinaria da cui ricaviamo molti soldi, la stessa cosa succede con la festa organizzata dai ragazzi del LEO CLUB di Verbania. Successo fantastico. Possiamo cominciare a costruire. Arrivano  sovvenzioni, piccole ma sempre ben accette, da grossi gruppi, donazione di due autobotti  dai vigili del fuoco, chiedo e ottengo dagli amici donazioni ed abbigliamento estivo usato. Un amico carissimo mette a disposizione il suo magazzino per la raccolta di tutto questo materiale.
Il gruppo di creativi studia e realizza il marchio, La brochure, le locandine. Un grande lavoro di gruppo, gruppo unito e meraviglioso. Si studia lo spot pubblicitario, per un momento ritorno musicista, scrivo la musica. Lo spot è pronto e viene trasmesso sulle Reti Mediaset. Arriva Pasqua e io, mia moglie e Guido torniamo a Malindi 
Porto mia moglie a Chakama, non vorrebbe più venire via, è completamente affascinata e mi dice questa è l’Africa, qui io voglio accompagnarti e aiutarti. 
E’ letteralmente conquistata.
I mesi passano sempre pieni di movimento. Facciamo accordi con chi può aiutarci, incontro amici cantanti, Silvia fa lo stesso con il giro delle sue amicizie. 
A luglio Guido torna a Malindi da solo per incontrare dei costruttori. 20 diversi preventivi, scegliamo quello di un italiano, il meno costoso. 
A settembre andiamo ancora io,mia moglie e Silvia per incontrare il costruttore, verifichiamo il progetto, esaminiamo il preventivo, lo riduciamo della metà,lui si convince e noi ripartiamo felici. Due giorni dopo iniziano i lavori, arrivano le prime foto, la commozione è infinita,il sogno cominciava ad essere realtà. 
E non è passato neanche un anno dalla costituzione della KARIBU.
Finalmente potevamo mostrare qualcosa di concreto a tutti i nostri amici sostenitori varii, finalmente dalle parole si passava ai fatti. 
Adesso l’asilo è finito e sulle sue pareti si leggeranno tutti i nomi di chi ha contribuito con le sue donazioni, con il suo affetto e con la sua fiducia per rendere possibile questo primo traguardo.Siamo solo all’inizio ma il più è fatto. Siamo riusciti a trasmettere le nostre emozioni, la nostra energia e la gente ci sta gratificando. 
Le strade del Signore non sono mai in pianura e lo verifichiamo tutti i giorni da un anno e mezzo a questa parte ma fino a quando ci sarà entusiasmo, energia, fiducia nei propri mezzi, solidarietà e serietà potremo stare tranquilli.
Gli ostacoli saranno superati ed ogni ostacolo in più sarà stimolo per dimostrare sempre più la nostra fede e la nostra forza.
28 DICEMBRE 2008



Sono passati poco più di 4 anni da quando ho scritto questo “IL MIO KARIBU” . Sembra poco ma il periodo è pieno di storia.
C’è chi ci ha lasciato perché non più motivato, chi invece perché portato via da una malattia che non perdona. Ci sono invece tante nuove, splendide e straordinarie persone,uno su tutti MOHAMED SALIM,una persona davvero speciale. A Chakama abbiamo portato l’energia elettrica e l’acqua, abbiamo iniziato a coltivare ortaggi,c'è un ettaro dedicato agli animali,comprese le api,c'è una splendida piantagione di aloe vera che si estende per 8 ettari con migliaia di piante,c'è 1 classe della Primary e quanto prima una piccola clinica completa di sala parto (i lavori inizieranno a Giugno e finiranno per Natale 2015).
Non è stato facile riuscire a fare tutto questo e non lo è tutt’ora ma l’energia e l’entusiasmo sono gli stessi dell'inizio,resi più forti dagli ostacoli superati. 
Un grande impegno,ma ne vale la pena. Dell’Italia mi sono rimasti mio figlio,sua moglie preziosa ed insostituibile come l'acqua, i miei amatissimi fratelli,Giorgia e la musica, la mia grande passione. Insomma sempre più la mia vita è e rimarrà legata a questa gente e a questa terra ma soprattutto a quel grande sogno nato nell’isoletta di NOSY BE in Madagascar nell’estate del 2006..........intanto,però,il viaggio continua.........
13 Febbraio 2012

Sono passati altri 7 anni

Intensissimi e con alcune rivoluzioni importanti. Sono riuscito ad ottenere in franchising lo JUVENTUS SOCCER SCHOOL. Una Scuola di Calcio ufficiale della mia amata Juventus. Ho aperto la scuola col la partnershish di un glorioso college inglese a Nairobi. Un sogno grandissimo per me,un progetto al quale mi sono dedicato anima e corpo. Avevo l'appoggio del Ministero dello Sport e il capo dei miei allenatori era un ex CT della Nazionale del Kenya. Intanto Mohamed Salim rimasto a Kibora gestiva le scuole e tutte le altre attività in completa autonomia. C'era molto entusiasmo a Nairobi per questa scuola,la prima scuola di calcio con il marchio ufficiale di una delle più importanti squadre di calcio del mondo. I ragazzi impazzivano all'idea di poter vestire la maglietta di una squadra vera.

Purtroppo,il destino non mi fu favorevole. Il terribile attentato avvenuto al Centro Commerciale WESTGATE,a Nairobi, indusse il Foreign Office inglese a vietare

l'ingresso di lavoratori stranieri in tutte le strutture inglesi presenti nella città, compreso il nostro college. In un giorno crollò tutto il mio sogno e anche le mie finanze e la mia salute,purtroppo. Tornai in Italia, in piena depressione, come travolto da un terribile uragano, desolato e sconfitto,per la prima volta e con diversi debiti. Era il 4 Novembre del 2013.

A Kibora però tutto continuava come sempre,lontano dai clamori,dal caos,dalle genti,dalle città,dalla storia. Mohamed si caricò il progetto sulle spalle e come un antico guerriero cominciò a lottare contro tutti e tutto. Pianificò tutto il lavoro e si mise all'opera. Si dedicò come priorità alla ScuolaPorto la Primary a 3 classi e impiegò tre nuovi maestri,abbandonò il progetto della piccola clinica e l'allevamento, intensificò il lavoro su api e aloe. Io,dall'Italia,lo supportavo con il lavoro di raccolta fondi e ci siamo sentiti tutte le sere continuativamente dal Gennaio 2014 fino al giugno del 2016 quando finalmente riuscii a tornare in Kenya con il permesso del cardiologo e dello pneumologo. Pagai tutti i debiti che avevo lasciato e ripresi in mano le redini del progetto insieme con Mohamed. Ma il nostro binomio durò poco meno di un anno perchè Mohamed un giorno sparì dopo che io avevo scoperto che anche lui aveva approfittato della mia fiducia. NOn l'ho più nè visto nè sentito fino a Novembre dello scorso anno,in occasione del rapimento della volontaria Silvia Romano. E' in Tanzania.

Da quando sono ritornato ho portato a 9 le classi totali fra Asilo e Primary, ad 11 i maestri, a 5 le persone dedicate ai servizi ed oggi la nostra scuola si chiama KIBORA PRIMARY SCHOOL, è ufficialmente riconosciuta dal MInistero dell'Educazione con tanto di certificazione come scuola privata ad ingresso gratuito,l'unica in tutto il Kenya. I bambini che la frequentano gratis sono 435 ed io sono un uomo felice ma non ancora appagato. In aggiunta sonno riuscito anche a fare il contratto per la fornitura di acqua potabile che usiamo per i nostri bambini e tutti i lavoranti mentre per gli altri usi ci serviamo ancora della gloriosa conduttura che porta al nostro centro l'acqua del fiume Galana.      

7 MAGGIO 2019